«Amicorum conloquia absentium» è l’espressione ciceroniana con la quale Antonio Pitta chiudeva uno dei suoi ultimi scritti, e che dà ora il titolo al volume voluto dall’Associazione Biblica Italiana, di cui è stato presidente. Dopo l’improvvisascomparsa avvenuta il 1° ottobre 2024, colleghi, allievi e amici dedicano alla sua memoria un omaggio, un saluto e la prosecuzione di un dialogo che varca il confine fra tempo ed eternità. Esegeta del Nuovo Testamento fra i più autorevoli, ordinario e prorettore alla Pontificia Università Lateranense, Pitta ha consacrato la vita allo studio del Corpus Paulinum, formando generazioni di biblisti e servendo con generosità la Chiesa e la comunità scientifica. I sedici contributi qui raccolti, firmati da studiosi di rilievo internazionale, ripercorrono i sentieri di ricerca a lui più cari: le lettere di Paolo e la loro retorica, il rapporto fra il vangelo e Israele, i vangeli e la loro tradizione, la ricezione patristica e il dialogo con il diritto romano. Impreziosiscono il volume due contributi inediti dello stesso Pitta e il suo profilo bibliografico completo.Il lettore scoprirà così come l'eredità di un maestro continui a vivere nel solco dei suoi studi e divenga un colloquio fra amici che apre alla ricerca biblica strade ancora feconde, perché la parola scritta – come insegnava Cicerone – custodiscespiritualmente presenti.
Delle numerosissime pubblicazioni sulla figura del cardinale Martini, uomo pubblico vissuto sulla ribalta ecclesiale e civile a livello nazionale e internazionale, questa intende mettere a fuoco la testimonianza dei suoi più stretti collaboratori che hanno vissuto con lui a livello più privato. A ciascun segretario il curatore propone un’intervista composta da una decina di domande su aspetti molto ordinari della vita quotidiana del cardinale unitamente a valutazioni e considerazioni a titolo personale di alcuni aspetti biografici di Martini.
La mattina del 19 marzo 1994 a Casal di Principe, mentre si preparava per celebrare messa nella sua chiesa, la parrocchia di San Nicola, don Giuseppe Diana fu barbaramente assassinato con quattro colpi di pistola. Aveva 35 anni.Dopo oltre trent’anni e un processo che da tempo ha scritto la verità giudiziaria sul caso, e mentre è stato annunciato l’avvio del cammino verso l’apertura dell’inchiesta diocesana per il riconoscimento del martirio del parroco casalese, Antonio Mattone è ripartito proprio da Casal di Principe con l’obiettivo di rispondere a una domanda: perché don Peppe Diana è stato ucciso? Nel difficile viaggio per arrivare a una risposta, Mattone ha incontrato decine di persone, quelle a cui don Peppe fu più intimamente caro e alcune di quelle che a vario titolo sono state coinvolte nel suo omicidio, è entrato con delicatezza nelle case, nelle chiese e nelle carceri e a tutti ha posto domande vecchie e nuove. Il risultato è un libro coraggioso e necessario, da cui emerge il ritratto finalmente a tutto tondo di una personalità complessa, spesso sopra le righe, per la quale l’etichetta di “prete anticamorra” si è da subito rivelata troppo piccola e sbiadita, sia per sostenere una verità ancora confusa sia, soprattutto, per mostrare quello che realmente è stato don Peppe Diana: un prete leale alla missione della chiesa e un uomo votato al bene della sua gente.
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