La fitta sequenza di giorni e mesi annotata da Sergej Bulgakov fa di questo libro un Diario. Ma il tempo è solo una cornice, il perimetro numerico di un arco breve – poco più di un anno, dal 21 marzo 1924 al 22 giugno 1925 – in cui ogni punto è orientato verso la seconda parola del sottotitolo, che richiama il titolo originale dell’opera: spirituale. Nel racconto di Bulgakov la sua vita così profondamente vissuta e il suo spirito inquieto sono offerti al lettore in un intreccio del tutto inedito. L’inseguirsi dei giorni o la geografia dei luoghi perdono l’oggettività del riferimento quotidiano perché ne impregnano la profondità: se c’è un tempo è quello dello spirito alla ricerca dell’amore; quando c’è un luogo è la terra da cui il prete russo è stato cacciato, ma se il tormento del distacco diviene libertà, allora anche la patria lontana è trasformata in un luogo dello spirito. Come orientarsi in questo dedalo di riflessioni? Ce lo suggerisce l’autore: come nella vita, calandosi nel presente, perché «già tutto è dato e bisogna solo trovarlo».
I contributi raccolti in questo libro sono stati presentati al XIX Convegno annuale della Facoltà Teologica dell’Emilia-Romagna, tenutosi a Bologna nel 2025, e si presentano come il naturale prosieguo della ricerca teologica transdisciplinare avviata ormai da un decennio dal Dipartimento di Teologia dell’Evangelizzazione della FTER. Organizzato in tre parti – la prima dedicata a questioni antropologiche, la seconda di interesse sistematico e la terza di taglio esegetico – il libro disvela una nuova e necessaria prospettiva dell’evangelizzazione nel tempo della crisi, una visione che pone al centro l’esperienza spirituale vissuta da chi accoglie il vangelo. Il frutto di quell’esperienza è la speranza: nella consapevolezza che la crisi, ormai strutturale, non può essere superata ma deve essere attraversata, la speranza irradia la sua luce affinché non ci si smarrisca tra le fratture di questo tempo. Con contributi di:Paolo Boschini, Pier Luigi Cabri, Matteo Prodi, Brunetto Salvarani, Luciano Luppi, Riccardo Paltrinieri, Federico Badiali, Nicola Gardusi, Fabio Quartieri, Paolo Mascilongo, Enrico Casadei Garofani, Michele Grassilli, Davide Arcangeli, Maurizio Marcheselli.
Cinque versioni dello stesso episodio, cinque testimoni che raccontano il gesto più sacro di Gesù durante l’ultima cena: spezzare il pane, versare il vino, offrirli ai discepoli. L’apostolo Paolo, Giovanni e i tre sinottici propongono descrizioni simili che però presentano numerose variabili intorno alle quali si sono concentrati decenni di studi e interpretazioni. Quale rapporto fra il gesto e le parole? Spezzare il pane e versare il vino sono due azioni con un unico fine o i due doni chiamano a una diversa comprensione dell’accoglierli? In un vero e proprio «dossier neotestamentario» Ermenegildo Manicardi ricostruisce la scena e ne offre la sua interpretazione con la pazienza del fine biblista e la profondità di sguardo del teologo.
Iscriviti alla nostra newsletter per essere informato su novità e approfondimenti
© 2026