«Ciascuno cresce solo se sognato», scriveva Danilo Dolci. Eppure oggi in Italia a troppi bambini e bambine e a troppi adolescenti manca di essere sognati, e loro stessi sognano poco, sognano da soli, a volte non sognano più. La povertà educativa – la privazione della possibilità di apprendere, sperimentare, coltivare talenti e aspirazioni – è uno dei volti più duri della disuguaglianza, una minaccia concreta per la tenuta democratica del paese. Promosso da Caritas Italiana, questo volume riunisce voci autorevoli della ricerca, delle istituzioni e del terzo settore per definire, misurare e soprattutto provare a contrastare il fenomeno. Dai dati alle politiche, dalle esperienze dei territori alle storie di alleanze e riconciliazioni, emerge una convinzione: nessuno educa da solo. È la comunità educante – famiglie, scuole, parrocchie, quartieri – il terreno in cui il seme del cambiamento può germinare. Un libro per chi crede che restituire ai ragazzi e alle ragazze il diritto di sognare sia responsabilità di tutti e che ogni comunità possa farsi luogo di speranza.
Fra gli anni Venti e Trenta del Novecento un laico scrive al suo parroco: lettere pungenti, ironiche e a tratti spietate in cui gli dice quello che ai suoi occhi proprio non va in parrocchia: troppo clericalismo, un Vangelo troppo recitato e poco vissuto, troppa indifferenza verso i poveri. L’epistolario sarebbe già sorprendente in sé per la lungimiranza profetica e il coraggio di parlare alla chiesa di quegli anni, ma diventa una testimonianza straordinaria perché quel finto laico è in realtà lo stesso don Primo Mazzolari.
La fitta sequenza di giorni e mesi annotata da Sergej Bulgakov fa di questo libro un Diario. Ma il tempo è solo una cornice, il perimetro numerico di un arco breve – poco più di un anno, dal 21 marzo 1924 al 22 giugno 1925 – in cui ogni punto è orientato verso la seconda parola del sottotitolo, che richiama il titolo originale dell’opera: spirituale. Nel racconto di Bulgakov la sua vita così profondamente vissuta e il suo spirito inquieto sono offerti al lettore in un intreccio del tutto inedito. L’inseguirsi dei giorni o la geografia dei luoghi perdono l’oggettività del riferimento quotidiano perché ne impregnano la profondità: se c’è un tempo è quello dello spirito alla ricerca dell’amore; quando c’è un luogo è la terra da cui il prete russo è stato cacciato, ma se il tormento del distacco diviene libertà, allora anche la patria lontana è trasformata in un luogo dello spirito. Come orientarsi in questo dedalo di riflessioni? Ce lo suggerisce l’autore: come nella vita, calandosi nel presente, perché «già tutto è dato e bisogna solo trovarlo».
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