Questo agile testo di Anselm Grün non è un inno alla vecchiaia ma un’ode alla gratitudine. È un invito a un cambio netto di prospettiva: si può abitare l’ultimo tratto della vita stando fermi su un argine che, giorno dopo giorno, il tempo corrode, oppure si può scegliere di tenere aperti la mente e il cuore e scoprire un terreno ancora fertile, su cui continuare a edificare il futuro. Così la vecchiaia può diventare uno spazio della speranza dove accogliere con riconoscenza e condividere con generosità, nella quiete della maturità, i frutti di una lunga esperienza. In queste pagine si trova anche una preziosa esortazione alla disciplina del tempo: saper organizzare le proprie giornate crea spazio per la curiosità e per le opportunità, perché di ogni esperienza vissuta, nel bene o nel male, nulla vada sprecato. Il messaggio che il monaco benedettino porta a tutti è forte e limpido: lasciate che la speranza scalzi la paura dell’età, perché quella «speranza poi non delude» (Rm 5,5).
Il fuoco della Croce non si spegne: arde nel cuore di chi osa credere. In queste pagine, l'autore ci conduce nel cuore vivo della spiritualità di san Paolo della Croce, non come memoria devota, ma come provocazione profetica. Attraverso una scrittura essenziale e vibrante, la Passione è restituita come forma di vita, come linguaggio dell’amore radicale, come chiamata alla testimonianza. Un testo breve, ma denso di visione: per chi cerca nella Croce non una fine, ma un principio; non un simbolo, ma una fiamma che brucia ancora.
Maddalena e Pietro: due testimoni dell’amore del Signore che nella fragilità hanno scoperto la strada della rinascita.Il peccato di Maddalena è lavato via dalle sue lacrime dinanzi al sepolcro vuoto; il tradimento di Pietro si sbriciola nel pentimento lasciando sgorgare una fede così forte da sostenere l’edificazione della chiesa intera. In un dialogo serrato e coinvolgente, Ermes Ronchi e Paolo Curtaz ci accompagnano accanto a Maddalena e Pietro per mostrarci che, anche se «ciò che è storto non può essere raddrizzato», proprio nelle pieghe delle nostre imperfezioni sta l’impronta che ognuno lascia nella storia nel mondo.
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