Fra gli anni Venti e Trenta del Novecento un laico scrive al suo parroco: lettere pungenti, ironiche e a tratti spietate in cui gli dice quello che ai suoi occhi proprio non va in parrocchia: troppo clericalismo, un Vangelo troppo recitato e poco vissuto, troppa indifferenza verso i poveri. L’epistolario sarebbe già sorprendente in sé per la lungimiranza profetica e il coraggio di parlare alla chiesa di quegli anni, ma diventa una testimonianza straordinaria perché quel finto laico è in realtà lo stesso don Primo Mazzolari.
Durante l’eucaristia il popolo di Dio è invitato a proclamare il simbolo, a professare nel Credo la propria fede. Questo libro prende le mosse da un momento vissuto così di frequente, il più intimo nella vita dei credenti, per rispondere ad alcune domande: quando e in che modo la professione di fede si è innestata nella liturgia, e in particolare nella celebrazione eucaristica? È così da sempre? È così ovunque? Grazie a un’analisi rigorosa delle fonti (bibliche, patristiche e liturgiche) e dei testi teologici, Federico Badiali offre una ricostruzione accurata dei molteplici contesti in cui, nei secoli, il simbolo ha trovato la sua collocazione nelle varie tradizioni liturgiche ed entro i diversi contesti celebrativi: pagine che fanno luce sullo sviluppo storico e su aspetti inediti del legame profondo tra liturgia e teologia.
Delle numerosissime pubblicazioni sulla figura del cardinale Martini, uomo pubblico vissuto sulla ribalta ecclesiale e civile a livello nazionale e internazionale, questa intende mettere a fuoco la testimonianza dei suoi più stretti collaboratori che hanno vissuto con lui a livello più privato. A ciascun segretario il curatore propone un’intervista composta da una decina di domande su aspetti molto ordinari della vita quotidiana del cardinale unitamente a valutazioni e considerazioni a titolo personale di alcuni aspetti biografici di Martini.
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